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Figlio maggiorenne: quando viene meno il diritto al mantenimento

In tema di mantenimento del figlio maggiorenne privo di indipendenza economica, l’onere della prova delle condizioni che fondano il diritto al mantenimento è a carico del richiedente, vertendo esso sulla circostanza di avere il figlio curato, con ogni possibile impegno, la propria preparazione professionale o tecnica o di essersi, con pari impegno, attivato nella ricerca di un lavoro.

La Suprema Corte, con ordinanza n. 8240 del 27.03.2024, è intervenuta nuovamente sulla questione circa il perdurare dell’onere di pagamento dell’assegno di mantenimento per il figlio ultramaggiorenne, partendo da due concetti fondamentali, ovvero da una parte l’onere della prova della situazione economico-lavorativa da parte del soggetto che richiede la misura di sostentamento, che comporta, quindi, che se il figlio è neomaggiorenne e prosegua nell’ordinario percorso di studi superiori o universitari o di specializzazione, questa circostanza risulta idonea a fondare il suo diritto al mantenimento; viceversa, per il “figlio adulto” in ragione del principio dell’autoresponsabilità, sarà particolarmente rigorosa la prova a suo carico delle circostanze, oggettive ed esterne, che rendano giustificato il mancato conseguimento di una autonoma collocazione lavorativa.

Dall’altra, si tiene in considerazione il principio basilare sancito e previsto dall’art.147 c.c ovvero che il dovere di mantenere, istruire ed educare la prole obbliga i genitori a provvedere al mantenimento dei figli in misura proporzionale al proprio reddito, individuando, quali elementi da tenere in conto nella determinazione dell’assegno, oltre alle esigenze del figlio, le risorse economiche dei genitori, nonché i tempi di permanenza presso ciascuno di essi e la valenza economica dei compiti domestici e di cura da loro assunti.

Applicando al caso concreto la disciplina di cui sopra, la S.C. si trova ad esaminare la seguente questione: una figlia 35 enne laureata in Storia dell’Arte ed insegnante nella materia, con un guadagno, negli anni 2018 e 2019, per collaborazioni saltuarie, di circa € 4.000,00 ed un ammontare di spese mediche pari a circa € 6.000,00 percepisce dal padre un assegno di mantenimento mensile superiore ad € 600,00.

I due genitori guadagnano rispettivamente il padre, onerato dell’assegno di mantenimento, € 39.000,00, mentre la madre € 20.000,00.

Il padre, a fronte della possibilità concreta di guadagno da parte della figlia, ed in considerazione della sua età e della sua preparazione di studi, chiede la revoca della misura di mantenimento.

Secondo la S.C., anche se la figlia ha documentato un modesto guadagno, deve ritenersi che la stessa ha comunque incominciato a mettere a frutto le proprie capacità professionali, seppur saltuariamente esercitate, così cominciando a conseguire i propri redditi da lavoro e, anche se in attesa di una migliore e più sicura definizione del suo inserimento nel mondo produttivo, ne consegue che — in ragione dei richiamati principi — si deve seriamente dubitare che vi sia ragione per conservare, in suo favore, l’assegno di mantenimento, ferma la eventuale possibilità di un eventuale soccorso paterno, qualora ne ricorrano i presupposti, e perciò di chiedere e ottenere un assegno alimentare.

Articolo a cura di Francesca Oliosi, Avvocato Civilista

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