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Nuovi limiti di esenzione per il 2024 per rimborsi spesa utenze domestiche, affitto e interessi mutuo.

L’Agenzia delle Entrate, con Circolare n. 5 del 7 marzo 2024, ha fornito chiarimenti con riguardo ai nuovi limiti di esenzione, per l’anno 2024, del valore dei beni ceduti e dei servizi prestati ai lavoratori nonché delle somme rimborsate agli stessi per le spese delle utenze domestiche, degli interessi sul mutuo prima casa e dell’affitto della prima casa.

Limiti di esenzione

In deroga a quanto previsto dall’art. 51, comma 3 del TUIR, il limite di non concorrenza al reddito è stato innalzato, per il 2024, dalla soglia ordinaria di euro 258,23 a:

euro 1.000 per la generalità dei lavoratori;

euro 2.000 per i lavoratori con figli fiscalmente a carico, compresi i figli nati fuori del matrimonio riconosciuti, adottivi o affidati (ai sensi dell’art. 12, comma 2 del TUIR). Affinché il figlio possa considerarsi a carico è necessario che il reddito dallo stesso percepito non sia superiore annualmente a euro 4.000 per figli minori di anni ventiquattro e non superiore a euro 2.840,51 per figli superiori a ventiquattro anni. L’ agevolazione spetta in misura intera a ogni genitore, anche in presenza di un unico figlio e indipendentemente dalla percentuale di carico. La condizione di “fiscalmente a carico” va verificata con riferimento alla data del 31 dicembre 2024.

Nell’ipotesi di superamento dei limiti di esenzione di euro 1.000 o euro 2.000 per lavoratori con figli a carico, l’intero valore/somma concorre alla formazione del reddito imponibile secondo le modalità ordinarie e non soltanto la quota eccedente detti limiti.

Tipologie di benefits erogabili

Rientrano nei limiti di esenzione di euro 1.000 o euro 2.000:

– il valore dei beni ceduti e servizi prestati ai lavoratori (ad esempio, buoni acquisto, buoni carburante, ecc.);

le somme erogate o rimborsate ai lavoratori per il pagamento delle utenze domestiche del servizio idrico, dell’energia elettrica e del gas naturale sostenute per immobili detenuti/posseduti ad uso abitativo;

– le somme rimborsate per il canone di locazione della prima casa nonché per gli interessi sul mutuo relativo alla prima casa.

Su indicazioni dell’Agenzia, la nozione di “prima casa” coincide con il concetto di “abitazione principale”, pertanto si intende quella nella quale il contribuente o i suoi familiari dimorano abitualmente come data evidenza all’interno dei registri anagrafici o attestato previa autocertificazione resa dal lavoratore ai sensi dell’art. 47 del DPR n. 445/2000.

In relazione alle spese rimborsate per l’affitto e per gli interessi sul mutuo, il contribuente non potrà beneficiare delle agevolazioni previste per le medesime spese in sede di dichiarazione dei redditi, dal momento che non possono più essere considerate effettivamente sostenute.

Documentazione da tenere agli atti

Con riguardo alla documentazione che il datore di lavoro deve tenere agli atti ai fini giustificativi relativamente alle spese per utenze domestiche, canone di locazione e interessi mutuo prima casa rimborsate, sono previste due modalità alternative:

acquisizione e conservazione della documentazione originale nel rispetto delle norme vigenti in materia di trattamento dei dati personali (Regolamento UE 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 aprile 2016 e D.Lgs. n. 196/2003);

– acquisizione di una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, ai sensi del DPR n. 445/2000, con la quale il lavoratore richiedente

+con riferimento al rimborso utenze domestiche, attesti di essere in possesso della documentazione comprovante il pagamento delle stesse, di cui riporti gli elementi necessari per identificarle (numero e intestatario della fattura, tipologia di utenza, importo pagato, data e modalità di pagamento);

+con riferimento al rimborso spese canone di locazione e/o interessi mutuo, attesti di essere in possesso della documentazione comprovante il pagamento dell’affitto o degli interessi sul mutuo.

In aggiunta alla documentazione di cui sopra è necessario tenere agli atti una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà che attesti che le medesime fatture non siano già state oggetto di richiesta di rimborso, totale o parziale.

Articolo a cura di Donatina Lucia, Consulente del lavoro e CTU

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