Responsabilità degli amministratori senza delega nel reato tributario

In una recente pronuncia, la corte di Cassazione Penale, Sez. III, 18 luglio 2023 (ud. 16 maggio 2023), n. 31017 si è espressa in ordine alla responsabilità per il reato di cui all’art. 2 D.Lgs. 74/2000 (dichiarazione fraudolenta mediante utilizzo di fatture per operazioni inesistenti), dei membri del Consiglio di Amministrazione sprovvisti di delega in materia tributaria, ma coinvolti nella gestione societaria e dotati di differenti poteri sociali disgiunti.

La Corte, in particolare, ha precisato, in termini generali, che la responsabilità per omesso impedimento dell’evento da parte degli amministratori privi di delega è configurabile solo nel caso in cui venga provata:

1)    l’effettiva conoscenza da parte di questi di fatti pregiudizievoli o quanto meno di segnali di allarme”; e (congiuntamente)

2)    la volontà di non attivarsi per scongiurare detto evento.

Nel caso esaminato, dunque, nonostante le due precedenti sentenze di condanna emesse dalle corti di merito territoriali, la responsabilità dei non delegati è stata esclusa precisando che “gli amministratori di una società, che non abbiano sottoscritto una dichiarazione fiscale, in quanto attività delegata ad un solo consigliere, concorrono nel reato tributario solo ove siano stati a conoscenza dell’inserimento dei documenti falsi nella contabilità e, ciononostante, non si siano attivati per impedire la loro indicazione in dichiarazione o la presentazione della stessa”.

Alla luce della menzionata giurisprudenza, nonché sulla base del combinato disposto degli articoli 2381, 2392 e 2476 del codice civile, è possibile affermare che l’amministratore senza deleghe da un lato, ha il dovere di richiedere e acquisire informazioni sulla gestione delle attività aziendali delegate ad altri membri, e, dall’altro, avendo acquisito informazioni e quindi essendo venuto a conoscenza di un possibile evento illecito deliberato dal Consiglio di Amministrazione, o realizzato da un consigliere delegato, ha il dovere di esprimere dissenso e attivarsi per impedirne il compimento o attenuarne le conseguenze.

Pertanto, la colpa che fonda la responsabilità degli amministratori senza delega può consistere: nel non avere rilevato i segnali d’allarme dell’altrui illecita gestione, percepibili con la diligenza richiesta dalla carica, ovvero nel non essersi utilmente attivato al fine di evitare l’evento illecito e il danno, qualora tali segnali fossero stati percepiti.

Articolo a cura di Alessia Cristiana Spagnuolo, Avvocato Penalista

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